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Dai dati forniti dalle varie istituzioni statali (Istat, Banca d’Italia), pare che prosegua il ciclo della ripresa. Riprendono le transazioni, riprendono le costruzioni e gli interventi di ristrutturazione, anche le banche sono più “generose” e contribuiscono al buon andamento globale con una erogazione più cospicua di mutui e finanziamenti ( i mutui concessi nei primi 3 mesi del 2017 sono aumentati dell’11,5% rispetto allo stesso periodo del 2016, secondo Banca d’Italia). L’unico indice che non cresce è quello dei prezzi, segnale che indica come il mercato sia ancora composto più da venditori che da compratori.

Soprattutto agosto è tempo di vacanze e di mercati che lavorano a marcia ridotta. Un momento ideale per agli aspiranti acquirenti per fare un check-up dei propri piani di investimento e per stabilire se è il caso di accendere nuovi finanziamenti, ad esempio un mutuo per l'acquisto o la ristrutturazione di un immobile. A questo proposito, quest'anno la pausa di riflessione dei mercati è arrivata in una fase particolare, che riguarda le mosse future delle maggiori banche centrali occidentali.

I mutui sembrano in salute grazie alla cura del “Quantitative Easing”: ma cosa potrebbe succedere dopo? Quali potrebbero essere le conseguenze sui mutui italiani? Il momento “fatale” potrebbe arrivare con gli inizi del prossimo anno, quando Mario Draghi (il cui mandato ai vertici della Bce scadrà il 31 ottobre 2019) potrebbe sospendere l'allentamento quantitativo europeo. Ma il pericolo è scampato almeno per ora. Sono buone le notizie per chi ha acceso o ha intenzione di accendere un mutuo. Per fortuna, le ultime parole di Draghi hanno rassicurato tutti: il QE durerà tutto il tempo che sarà necessario.

Non c’è da preoccuparsi nell'immediato e per tutto il 2018 per chi intende stipulare un mutuo oggi. I minori costi di finanziamento, in particolare sui mutui, hanno favorito una decisa espansione del mercato. Un sospiro di sollievo, quindi, per l’economia che è ancora lontana dall'aver interiorizzato uno sviluppo tale da sostenere un rialzo dei tassi, che si accompagnerebbe inevitabilmente ad una interruzione del QE.

Bisogna tenere conto che un rialzo dei tassi, in concomitanza di un’eventuale sospensione del QE, varato 5 anni fa allo scopo è quello di rendere meno remunerativo il risparmio del capitale e favorire il suo investimento, renderebbe meno convenienti i nuovi mutui e le surroghe.

A breve-medio termine (5-10 anni), oggi inizia ad essere più conveniente optare per un tasso variabile; sul lungo termine il mercato è convinto che i tassi risaliranno, tanto che già ora fa pagare decisamente di più un mutuo a tasso fisso rispetto a quello a tasso variabile. I consigli, piccoli ma essenziali, per chi intenda accendere un mutuo nelle prossime settimane o mesi non cambiano: guardare al Taeg (il tasso che indica il vero costo del mutuo, compreso di tutte le componenti), fare attenzione allo spread bancario, ossia al tasso aggiunto dalla banca al tasso base del mutuo, analizzare bene la scelta tra tasso fisso e variabile. E per chi volesse tentare di ridurre al minimo i costi senza correre eccessivi rischi? Esistono varie opzioni "ibride" tra fisso e variabile, che in questo periodo di transizione potrebbero rivelarsi molto attraenti.

Un’ultima riflessione non meno importante riguarda l’esistenza del comparatore online, che molto semplicemente consente di farsi un'idea dei costi a cui si va incontro a seconda degli istituti a cui ci si rivolge. Imparare a usarlo, significa poter spuntare le condizioni migliori e risparmiare cifre anche considerevoli soprattutto nel caso di contratti a 30 anni.

(Fonte: mutuisupermarket.it, Guido Bertolino)