La valle Bronda si trova ad ovest di Saluzzo, incuneata tra l'inizio della valle Po e l'inizio della valle Varaita.

Dalla capitale dell’antico marchesato la strada si snoda lungo un paesaggio boschivo, con l’incantevole quiete delle colline coperte da frutteti e vigneti di uva di Pelaverga nella parte inferiore, e di boschi ombrosi di castagni, faggi e querce nelle zone alte. La strada prosegue in quota con alcuni tornanti raggiungendo il valico del Colletto Basso, immerso tra boschi cedui e castagneti, noto come Colle Brondello – Isasca, a circa 800 mt di altitudine, per poi scendere ad Isasca e con una pratica strada intervalliva in Valle Varaita, tra Venasca e Brossasco.
 
La Valle Bronda prende il nome dal torrente omonimo che nasce alla base di un monte prossimo al Colle di Brondello e scorre, alimentato da altre acque provenienti dai monti di Pagno lungo tutta la valle e giungendo in corrispondenza del territorio comunale di Saluzzo a confluire nel fiume Po.
 
I comuni che costituiscono la Valle Bronda sono Castellar,  Pagno e Brondello e l’intero territorio è inserito all’interno della Comunità Montana Valli Po, Bronda e Infernotto.

La Valle Bronda è una delle aree agricole piemontesi più  favorite, grazie alla sua conformazione breve e di bassa quota e dalle ottime condizioni climatiche con estati fresche e ventilate ed inverni mediamente miti. Basti pensare alla tradizione secolare del vino di Pelaverga (che ha ottenuto la denominazione di origine controllata dalla raccolta del 1996 come “Colline saluzzesi D.O.C.”).  Di colore rubino trasparente, con un leggero sapore di fragola - lampone, il Pelaverga è ottenuto al 100% dal vitigno tipico della zona, coltivato in terreni collinari soleggiati. Non basta l’uva per produrre il Pelaverga, si parla di regole segrete, tramandate oralmente di generazione in generazione e  di una particolare vinificazione.

La storia del Pelaverga si perde nella leggenda, scomodando Giuliano Della Rovere, ovvero Papa Giulio II, che si vuole conquistato da questo vino, inviatogli ogni anno in dono dalla Marchesa di Saluzzo Margherita de Foix, al punto da concedere molti favori alla casa marchionale, tra cui l’erezione di Saluzzo a Diocesi ed a civitas nel 1511.

Questa produzione è oggi in via di estensione, anche grazie all’interessamento del Comune di Castellar che ha reimpiantato a Pelaverga la proprietà di S. Guglielmo che è ora vigna sperimentale, alla ricerca di vitigni e tipi di coltivazione e vinificazioni ottimali. 

Ogni anno a Castellar, le prime due domeniche di maggio, si festeggia la festa degli Spaventapasseri, in un grande museo a cielo aperto dedicato a quelli che sono definiti "le sentinelle dei campi". A questo museo contribuisce tutto il paese: ogni casa, fienile ed orto ospita un ciciu realizzato con i materiali più disparati.